Avevo promesso a me stesso che non mi sarei più innamorato delle donne complicate.
Poi arrivai a Venezia.
Era lì.
Appoggiata sull’acqua come una vecchia diva che avesse bevuto troppo, dormito poco e mandato a fanculo tutti gli uomini abbastanza stupidi da chiederle di comportarsi bene.
Aveva il trucco che cadeva dai muri.
Le finestre stanche.
Le porte gonfie d’umidità...
Ci sono giornate in cui l’universo comunica attraverso grandi eventi.
Un incontro.
Una partenza.
Una telefonata che cambia tutto. E' capitato anche a te non è vero
Amici, avete mai camminato di notte in mezzo a una città piena di gente e avuto la sensazione che tutti avessero ricevuto il manuale d’istruzioni della vita tranne voi? Coppie che si tengono per mano, amici che ridono davanti a un bicchiere, gente che sembra sapere esattamente dove sta andando. E voi lì, in mezzo a loro, con le mani in tasca e qualche domanda di troppo. Questa storia parla di uno di quei viaggi in una città di notte che aveva il solito cattivo gusto di essere bellissima.
Non serve un lungo viaggio per sentirsi vivi.
A volte bastano poche ore, una strada di campagna, e la sensazione dell'aria che cambia quando si esce dalla città.
Quest'uomo lo sa meglio di tanti ventenni.
Ha il casco ancora alzato, gli occhiali che luccicano nel controluce, e un sorriso vero — di quelli che si riconoscono subito, perché sono l'esatto contrario di chi sta solo recitando la parte del felice.
Non ha bisogno di dimostrare niente. Ha già dimostrato tutto, semplicemente presentandosi.
Da bambino pensavo che tutti i padri fossero uguali.
Poi ho iniziato a guardarli.
Un padre che insegna a suo figlio ad andare in bicicletta.
Uno che stringe la mano di suo figlio. Perché a volte basta quello per dirgli che il mondo fa un po' meno paura.
Eccoci di nuovo, cari amici, a occuparci di uno dei fenomeni più rari del nostro tempo: un essere umano che sembra felice senza avere prima controllato come venga in fotografia.
Lo so, sembra fantascienza.
Viviamo nell’epoca in cui perfino il divertimento ha bisogno di una prova documentale. Prima si rideva. Oggi si ride, ci si ferma, si ripete la scena, si sceglie il profilo migliore e si pubblica il risultato con una frase sull’importanza di vivere il momento.
Naturalmente dopo aver trascorso il momento a fotografarlo.
Passiamo buona parte della vita convinti di essere il protagonista.
Ci svegliamo la mattina e immaginiamo che il mondo stia aspettando la nostra prossima mossa. Che i semafori cambino colore per noi, che le canzoni alla radio parlino della nostra ultima storia finita male e che la gente per strada sia poco più di una massa di comparse assunta per rendere credibile la scenografia.
Poi esci con una macchina fotografica.
Ti infili in mezzo alla folla.
E scopri che a nessuno importa un cazzo di te...
Rieccoci qui, miei adorabili compagni di disastro, benvenuti ad un nuovo capitolo di questa faccenda....
L'arte di diventare ancora più belle
C'è qualcosa di profondamente affascinante nei rituali delle donne.
Non quelli costruiti per gli uomini.
Quelli che fanno quando pensano che nessuno le stia guardando.
È un'arte silenziosa.
Un rossetto passato con la precisione di un pittore.
Una ciocca di capelli sistemata dieci volte, anche se alla prima era già perfetta.
Sud della Sardegna, 2018.
Ve la ricordate l’ultima volta in cui siete partiti senza sapere esattamente quale versione di voi sarebbe tornata?
Non parlo di un fine settimana organizzato con l’itinerario sul telefono, le recensioni dei ristoranti e la rassicurante certezza di avere già deciso dove mangiare alle otto e mezza. Parlo di una partenza vera. Di quelle che vi spostano abbastanza lontano da far perdere alle vostre vecchie abitudini il vostro indirizzo.
E voi, quando è stata l’ultima volta che vi sono bastati un paio di gambe, qualche amico e nessuna risposta?
Quando è stata l’ultima volta che non avevate idea di dove steste andando, ma non ve ne fregava assolutamente niente perché accanto avevate le persone giuste?