Quello dietro l’obiettivo
Filippo Carlot
Ci sono cose che non riesco a dire. Per questo le fotografo. Lo faccio da abbastanza tempo da avere smesso di credere che una macchina fotografica serva a fermare il tempo. Il tempo se ne fotte. Passa comunque. La fotografia serve, semmai, a raccogliere ciò che lascia cadere mentre passa: un volto, un gesto, una strada, una luce rimasta accesa dentro una finestra, la versione di qualcuno che, un secondo dopo, non esisterà più nello stesso modo.
Sono cresciuto nella Pianura Padana, dove l’orizzonte è piatto e la nebbia insegna presto che non tutto ciò che esiste ha intenzione di mostrarsi. Forse è anche per questo che ho cominciato a viaggiare: per scoprire che cosa ci fosse oltre quella linea e accorgermi, alla fine, che il mondo cambia lingua, luce e paesaggio, ma le persone continuano ovunque ad amare, mentire, desiderare, soffrire e tentare disperatamente di sembrare meno sole.
Mi interessano i luoghi quando finisce la cartolina, le persone quando dimenticano di essere guardate, le crepe, i margini, i silenzi e tutto ciò che la vita lascia fuori dall’inquadratura ufficiale perché non è abbastanza pulito, felice o vendibile. Fotografo per osservare, ricordare, mettere un po’ d’ordine nel casino che mi porto dentro e dare una forma alle cose che non saprei spiegare altrimenti.
Questo sito raccoglie immagini, viaggi, incontri e storie. Puoi chiamarlo portfolio, se serve una parola professionale da mettere nel menu. Io lo considero più che altro un archivio di tentativi: vedere meglio, capire qualcosa e restituire almeno una parte di tutto ciò che ho preso. Da qualche parte, sui documenti, c’è scritto Filippo Carlot. Il resto è sparso qui dentro.