Non serve un lungo viaggio per sentirsi vivi.
A volte bastano poche ore, una strada di campagna, e la sensazione dell'aria che cambia quando si esce dalla città.
Quest'uomo lo sa meglio di tanti ventenni.
Ha il casco ancora alzato, gli occhiali che luccicano nel controluce, e un sorriso vero — di quelli che si riconoscono subito, perché sono l'esatto contrario di chi sta solo recitando la parte del felice.
Non ha bisogno di dimostrare niente. Ha già dimostrato tutto, semplicemente presentandosi.
Da bambino pensavo che tutti i padri fossero uguali.
Poi ho iniziato a guardarli.
Un padre che insegna a suo figlio ad andare in bicicletta.
Uno che stringe la mano di suo figlio. Perché a volte basta quello per dirgli che il mondo fa un po' meno paura.
Eccoci di nuovo, cari amici, a occuparci di uno dei fenomeni più rari del nostro tempo: un essere umano che sembra felice senza avere prima controllato come venga in fotografia.
Lo so, sembra fantascienza.
Viviamo nell’epoca in cui perfino il divertimento ha bisogno di una prova documentale. Prima si rideva. Oggi si ride, ci si ferma, si ripete la scena, si sceglie il profilo migliore e si pubblica il risultato con una frase sull’importanza di vivere il momento.
Naturalmente dopo aver trascorso il momento a fotografarlo.
Passiamo buona parte della vita convinti di essere il protagonista.
Ci svegliamo la mattina e immaginiamo che il mondo stia aspettando la nostra prossima mossa. Che i semafori cambino colore per noi, che le canzoni alla radio parlino della nostra ultima storia finita male e che la gente per strada sia poco più di una massa di comparse assunta per rendere credibile la scenografia.
Poi esci con una macchina fotografica.
Ti infili in mezzo alla folla.
E scopri che a nessuno importa un cazzo di te...
Rieccoci qui, miei adorabili compagni di disastro, benvenuti ad un nuovo capitolo di questa faccenda....
L'arte di diventare ancora più belle
C'è qualcosa di profondamente affascinante nei rituali delle donne.
Non quelli costruiti per gli uomini.
Quelli che fanno quando pensano che nessuno le stia guardando.
È un'arte silenziosa.
Un rossetto passato con la precisione di un pittore.
Una ciocca di capelli sistemata dieci volte, anche se alla prima era già perfetta.
Sud della Sardegna, 2018.
Ve la ricordate l’ultima volta in cui siete partiti senza sapere esattamente quale versione di voi sarebbe tornata?
Non parlo di un fine settimana organizzato con l’itinerario sul telefono, le recensioni dei ristoranti e la rassicurante certezza di avere già deciso dove mangiare alle otto e mezza. Parlo di una partenza vera. Di quelle che vi spostano abbastanza lontano da far perdere alle vostre vecchie abitudini il vostro indirizzo.
E voi, quando è stata l’ultima volta che vi sono bastati un paio di gambe, qualche amico e nessuna risposta?
Quando è stata l’ultima volta che non avevate idea di dove steste andando, ma non ve ne fregava assolutamente niente perché accanto avevate le persone giuste?
Ci sono persone che imparano a stare al mondo.
E poi ci sono quelle che passano anni cercando di capire perché sono finite proprio qui.
Non è sempre una questione di essere felici o infelici. A volte è qualcosa di più complicato. È quella sensazione fastidiosa di essere arrivati a una festa a cui nessuno ti ha invitato, ma dove ormai sei già dentro, con un bicchiere in mano e nessuna idea di quando sia il momento giusto per andartene...
Quanto può essere vera per te questa frase?
La vita ha un senso dell’umorismo piuttosto discutibile.
Ti mette al mondo nudo, confuso e urlante — che, a pensarci bene, è anche più o meno lo stato in cui molti di noi arrivano ai quarant’anni — poi ti consegna una manciata di chiavi e si dimentica deliberatamente di dirti quali cazzo di porte aprano.
Arrangiati, campione.
Questa fotografia ritrae una vecchia chiave infilata dentro una serratura ancora più vecchia. Metallo consumato, graffi, sporco, segni lasciati dal tempo e probabilmente da qualcuno che, almeno una volta, ha provato ad aprire quella porta con troppa fretta.
Quanto tempo passi a capire se qualcuno è sincero con te? E quanto sarebbe più semplice il mondo se, almeno ogni tanto, smettessimo tutti di recitare? Forse basta guardare un ragazzo giocare con il suo cane per ricordarsi che esiste ancora un modo di volersi bene senza calcoli, pose o secondi fini...