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Quelli che Ballano sul Bordo

Quelli che Ballano sul Bordo

Ci sono persone che imparano a stare al mondo.

E poi ci sono quelle che passano anni cercando di capire perché sono finite proprio qui.

Non è sempre una questione di essere felici o infelici. A volte è qualcosa di più complicato. È quella sensazione fastidiosa di essere arrivati a una festa a cui nessuno ti ha invitato, ma dove ormai sei già dentro, con un bicchiere in mano e nessuna idea di quando sia il momento giusto per andartene.

Così inizi a fare quello che fanno molti.

Rumore.

Musica troppo alta.

Notti troppo lunghe.

Persone che conosci appena ma con cui condividi abbastanza vuoto da sembrare amici.

Alcol che per qualche ora riesce a convincerti di essere più interessante, più leggero, più vicino a qualcuno.

La cosa buffa è che nessuno ti insegna davvero come stare male.

Succede e basta.

Nessuno ti consegna un manuale con scritto:

“Quando ti sentirai perso, ecco cosa fare.”

Quindi improvvisi.

Qualcuno corre.

Qualcuno lavora troppo.

Qualcuno si innamora della persona sbagliata.

Qualcuno passa ogni notte a cercare qualcosa sul fondo di un bicchiere che probabilmente non è mai stato lì.

Non perché voglia distruggersi.

Almeno non sempre.

A volte semplicemente non conosce un altro modo per stare zitto.

Perché il problema della mente è che quando finalmente si ferma, inizia a parlare.

E non sempre quello che ha da dire è piacevole.

Ci sono persone che sembrano voler bruciare la propria vita prima ancora di averla davvero iniziata.

Li guardi ridere da qualche parte alle tre di notte, con gli occhi stanchi e il sorriso di chi sta cercando disperatamente di convincere il mondo, e soprattutto sé stesso, che va tutto bene.

Forse non stanno cercando il divertimento.

Forse stanno solo cercando una pausa.

Una tregua.

Un momento in cui non devono essere niente.

Non il figlio di qualcuno.

Non il fallimento di qualcuno.

Non il futuro di qualcuno.

Solo una persona qualunque in mezzo ad altre persone qualunque.

Il problema è che certe fughe funzionano.

Ma solo per qualche ora.

Poi arriva il mattino.

E il mattino è sempre stato un pessimo scrittore di finali felici.

Ti restituisce tutto.

I pensieri che avevi lasciato fuori dalla porta.

Le domande che avevi coperto con la musica.

Le cose che avevi bevuto per dimenticare.

Forse alcuni di noi sono cresciuti con la sensazione di essere stati messi nel posto sbagliato. Come se il mondo avesse stampato un biglietto con il nostro nome sopra, ma senza dirci quale fosse la destinazione.

E allora abbiamo iniziato a vagare.

A cercare risposte nei posti peggiori.

Tra luci al neon, strade vuote, camere sconosciute e persone che avevano più ferite che progetti.

Ma forse anche quello faceva parte del viaggio.

Perché c’è una cosa che nessuno vuole ammettere:

a volte devi perderti completamente prima di capire almeno la direzione in cui non vuoi più andare.

Queste fotografie raccontano quei momenti.

Non celebrano gli eccessi.

Non li condannano.

Li vivono.

Quel posto strano tra il voler sparire e il voler essere finalmente sereni in un mondo progettato per condannarti alll’infelicità cronica.

Un posto che conosco bene.

Perché ci sono stato anch’io.

Ho passato abbastanza notti a cercare risposte nei posti sbagliati, abbastanza ore a confondere il rumore con la vita e abbastanza tempo a pensare che forse bastasse alzare il volume abbastanza forte per non sentire quello che avevo dentro.

La verità è che certe persone non scappano dagli altri.

Scappano da sé stesse.

E per un po’ anch’io sono stato uno di quei ragazzi che cercavano un modo per sentirsi vivi senza sapere esattamente cosa significasse.

Forse non stavamo cercando di distruggerci.

Forse stavamo solo cercando un modo per sopravvivere in un mondo troppo sbandato per poter essere compreso da giovani occhi forse troppo ingenui.

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