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Quanto Basta

Quanto Basta

Non serve un lungo viaggio per sentirsi vivi.

A volte bastano poche ore, una strada di campagna, e la sensazione dell’aria che cambia quando si esce dalla città.

Quest’uomo lo sa meglio di tanti ventenni.

Ha il casco ancora alzato, gli occhiali che luccicano nel controluce, e un sorriso vero — di quelli che si riconoscono subito, perché sono l’esatto contrario di chi sta solo recitando la parte del felice.

Non ha bisogno di dimostrare niente. Ha già dimostrato tutto, semplicemente presentandosi.

Attorno a lui, i dettagli raccontano più di quanto potrebbe fare una didascalia: il cromo lucidato a specchio, la toppa del motoclub cucita sulla giacca, il casco a scacchi appeso allo specchietto come un trofeo lasciato lì per caso.

Quella carrozzeria curata all’ossessione non è vanità. È il modo in cui chi ama davvero una macchina le dice grazie.

Poi c’è il resto del gruppo. Chi guida con le mani sicure sul manubrio. Chi, seduta dietro, alza un braccio al cielo semplicemente perché il vento in faccia, ogni tanto, va festeggiato.

Qui la destinazione conta meno della sosta.

Il punto è quel gazebo di fortuna piantato in mezzo ai campi, con la luce del tardo pomeriggio che accende tutto come se anche l’aria fosse d’accordo che oggi valeva la pena uscire di casa.

Nessuno, in queste foto, sta controllando l’orologio.

Dietro l’obiettivo, guardo quel sorriso sotto il casco e penso che ci ho messo anni a imparare una cosa che lui, probabilmente, non ha mai dovuto imparare: che la voglia di sentirsi vivi non ha data di scadenza, e la strada non chiede la carta d’identità a nessuno.

Basta salire in sella. Il resto arriva da solo.

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